giovedì 16 febbraio 2012

Spiacenti: il futuro non è la tv, il futuro è lo streaming

Un argomento che impazza sul web ma che non sfiora (chissà perché) i telegiornali televisivi, riguarda la chiusura di Megavideo.

Dall’oggi al domani, uno dei primi venti siti più visitati del mondo è stato chiuso per infrazione di copyright. Niente di nuovo, ma questa faccenda ha tanto il sapore di un’altra risalente al 1999 e cioè al fenomeno-Napster (legato agli mp3 musicali), sito rapidamente esploso e fatto chiudere.
Ricordate come andò in quel caso? Immediatamente sorsero tanti altri “piccoli Napster” che presero il posto del capostipite sfruttando il file sharing puro in assenza di server. Soltanto allora l’impero musicale ha (parzialmente) capito di doversi adeguare all’avanzare delle tecnologie proponendo siti di download legale ed un sistema di personalizzazione e pubblicità online che permette a molte canzoni di guadagnare dalle visualizzazioni su Youtube (parlo evidentemente del circuito Vevo).

Il problema dell’industria cinematografica oggi è identico. Chiuso Megavideo, tanti altri siti prenderanno il suo posto. Il vero problema allora non è “chiudiamo Megavideo, tutti torneranno a guardare la tv”. Piuttosto è un cambio di mentalità radicale: se le tecnologie vengono messe a disposizione, non si può pretendere che la fruizione di film e telefilm rimanga ancorata alla televisione classica, mezzo ormai vetusto e passivo. Se lo stesso apparecchio televisivo negli esemplari più moderni oggi è integrato ad internet, è il mercato stesso dei mezzi che spinge verso il nuovo. Inutile attaccarsi a vecchie filiere di mercato (cinema -> dvd -> pay-tv -> televisione gratuita). Inutile attaccarsi alla finta “vasta offerta” delle pay tv (Sky su tutte). Inutile insistere sulla falsa-novità del 3D credendo in un eterno pay pay pay dell’utente finale verso le pay-tv!

Bisogna invece fare in modo che si crei un sistema legale per permettere uno streaming globale di alta qualità video, in cui ogni utente sceglie i suoi contenuti da un archivio illimitato. Illimitato vuol dire: tutto lo scibile cinematografico e tele-filmico dal 1900 ad oggi, nonché la diretta dei più importanti eventi, sportivi e non.  Magari facendo pagare all’utente venti-trenta centesimi ad ora (non certo 5-6 euro come accade oggi per alcuni siti autorizzati), integrando poi tutto con un sistema di pubblicità canalizzato. It’s very simply!

Con la chiusura di Megavideo le case cinematografiche credono di aver vinto la loro guerra e pensano che tutto tornerà come prima. Non hanno idea di quanto sono lontane dalla verità. Questo perché guidate da manager sessantenni o anche più anziani, incapaci di vedere al di là di ciò che hanno sempre fatto.
La realtà è che l’epoca dello streaming non solo non è chiusa, ma è solo all’inizio. Soltanto che, come sempre, le varie major se ne accorgeranno tardi.