mercoledì 2 aprile 2014

La lettera integrale di Rose Amélie Icard sui ricordi del Titanic


Foto flickr by realblades, licenza CC BY-SA
Le più belle pagine non sempre sono letteratura, ma a volte arrivano con tutta la loro forza anche da lettere vere e proprie. Una di queste è quella scritta da Rose Amélie Icard, donna francese sopravvissuta al Titanic durante il naufragio del 1912 che ha lasciato questa lettera nel 1955, ormai anziana, in ricordo di quanto avvenne e di quanto visse in prima persona.

La lettera è stata pubblicata da un utente su Reddit appena due settimane addietro rispetto a quando scrivo, generando l'interesse generale degli utenti nel tradurla in inglese. Io ho pensato che anche tradurla integralmente in italiano avrebbe avuto un suo valore non indifferente. Quella che segue credo sia la prima versione in assoluto di traduzione integrale in italiano. In alto la pagina originale, seguita subito dopo dalla traduzione in italiano.


Pagina 1


Il naufragio del Titanic

Il più tragico ricordo del viaggio attorno al mondo che feci a 17 anni è il naufragio del Titanic.
Ho 83 anni, ma è un momento della mia vita che non dimenitcherò mai. Ero a Parigi quando incontrai, tramite un amico interprete, Mrs. George Stone, vedova di un americano, presidente della Bell Cie, la General Telephone Cie (un’associazione canadese N.d.T.), la quale stava cercando una persona a cui piacesse viaggiare per accompagnarla.
Il sogno della mia vita stava per essere realizzato: decisi di andare con lei in America. Non posso elencare…tutti i Paesi dove siamo stati.
Nell’inverno del 1912, eravamo in Egitto; il nostro viaggio proseguì in Terra Santa e finì a Gerusalemme. Quell’indimenticabile viaggio verso la terra di Gesù è stato molto vicino dall’essere l’ultimo.


Pagina 2


Tornate in Europa, dopo essere state a Parigi e Londra, salpammo sul Titanic il 10 aprile 1912. Fu Mrs Stone a prendere i biglietti a Londra, e mi disse, deliziata, che avremmo viaggiato sulla miglior nave di linea. Le notti precedenti, avevo fatto sogni di morte, bauli aperti derubati: un presentimento, forse, che mi fece dire che io non avrei scelto il Titanic.
Il Comandante Smith, anche se era vicino alla pensione, fu scelto dalla White Star Line per guidare questo palazzo galleggiante nel suo primo viaggio: posso ancora vederlo, un vecchio uomo affascinante con una barba bianca.
Fu lui stesso ad aiutarmi a salire nella scialuppa di salvataggio. Durante i quattro giorni della breve vita di questo splendido transatlantico, era tutto un celebrare, cene cerimoniali di un lusso regale, vestiti sontuosi, era un mostrare di luccicanti gioielli e fiumi di diamanti degni di uno splendore orientale.


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In mezzo a questo pubblico elegante, c’erano sette o otto giovani coppie che tornavano dal loro viaggio di nozze: molte non ci erano sconosciute, le avevamo incontrate durante il soggiorno in Egitto.
Il pomeriggio del 12 aprile, era una domenica, la musica risuonava nella nave e furono suonate in diverse occasioni l’Ave Maria di Gounod, La Veuve joyeuse, ecc. Faceva molto freddo: eravamo vicini a Terranova. Dovetti andare giù nella mia cabina per riscaldarmi.
Una nave francese, “Le Touraine”, credo, aveva trasmesso “Attenzione. Icebergs.” Ma! Il presidente Bruce Ismay ci assicurò che non c’era nulla di cui aver paura, che il Titanic era inaffondabile. L’ultima sera fu particolarmente turbolente e animata: concerti, balli, feste. Eppure tutto questo non riusciva a farmi sfuggire dall’ansia indistinta che ancora mi tormentava.
Non cambiai nemmeno i miei vestiti, non ne avevo voglia, anche se tutte le dame attorno a me competevano tra loro nello stile.


Pagina 4


Verso le undici di notte: Mrs. Stone e io andammo a letto.
Tre quarti d’ora più tardi, mentre il transatlantico viaggiava a tutta velocità, un urto terrificante ci buttò fuori dal letto.
Volevamo scoprire cosa fosse successo, quando passò un ufficiale che ci disse “Non è nulla, tornate nella vostra cabina”. Io risposi “Ascolti questo chiaro rumore, sembra come se l’acqua scorra nella nave”.
Una volta tornate in cabina vidi la nostra vicina dal corridoio tornare a letto.
Sua figlia arrivò nel panico, strillando: “Mamma, svelta svelta, alzati è molto grave”.
Aiutai Mrs. Stone a vestirsi, prese il suo salvagente e mi disse “Fai presto”.
Tremavo, e ancora in vestaglia, ho preso un cappotto, la mia cintura di salvataggio, e la seguii sul ponte.


Pagina 5


Lì trovai la mia coperta da viaggio e la mia pelliccia, lasciati sulla poltrona. Si erano miracolosamente preservati per me, come scoperto più tardi.
Abbiamo sentito sotto i nostri piedi il ponte inclinarsi verso l'abisso.
Sono tornata sottocoperta per recuperare i gioielli di Mrs. Stone, fortunatamente, scelsi la scalinata sbagliata e a metà strada ritornai sul ponte. Fortunatamente per me, perché non sarei più riuscita a ritornare su ancora.
In quel momento abbiamo assistito a scene indimenticabili dove l’orrore si mischiava al più sublime eroismo.
Donne, ancora in abito da sera, altre appena uscite dal letto, appena vestite, spettinate, sconvolte, strapazzate per la nave.
Il comandante Smith urlò: “Donne e bambini per primi”. Fermi e calmi, nella folla, ufficiali e marinai prendevano le donne e i bambini per le braccia dirigendoli verso le scialuppe di salvataggio.


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Vicino a me c’erano due anziani affascinanti, Mr. E Mrs. Straus, proprietari del grande negozio Macy’s di New York, lei rifiutò di salire sulla scialuppa dopo aver aiutato la sua cameriera. Mise le braccia attorno al collo del marito, dicendogli “Siamo stati sposati per 50 anni, non ci siamo mai lasciati l’un l’altro, voglio morire con te”.
Semi-cosciente, in una scialuppa vicina fu sistemata la giovane moglie del miliardario J. Jacob Astor, ritornavano dal loro viaggio di nozze, lei aveva 20 anni, lui 50. Lei si attaccò a lui, fu costretto a spingerla via con forza. 
I marinai in giacca blu, cinture e berretti, attaccarono il bellissimo inno:

Più vicino a te mio Signore
questo è il pianto della mia fede,
più vicino a te.


Pagina 7


Le scialuppe furono calate velocemente. Per miracolo Mrs. Stone e io ci trovammo nella stessa scialuppa, dove eravamo in circa una trentina di persone.
L’ufficiale disse “Remate forte, avete solo 25 minuti per salvarvi la vita”.
Presi i remi e ramai con tanta energia che le mie mani sanguinavano e i miei polsi erano paralizzati; perché dovevamo fare in fretta per sfuggire all’enorme baratro che stava per aprirsi quando il Titanic sarebbe affondato.
Fu in quel momento che notai che qualcuno era nascosto sotto di me. Non ho avuto la forza di rivelare la sua presenza. Non ho mai saputo chi era l’uomo che ebbe salva la vita in questo modo. Mentre sfuggivamo in un mare quasi calmo, debolmente illuminato dalla lanterna che l’ufficiale aveva in mano, non tolsi gli occhi di dosso dal rilucente Titanic.  


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Improvvisamente, si fece tutto buio e imprescrutabile, grida, orribili urli, si levavano nel mezzo degli scricchiolii della scialuppa, poi fu tutto.
A volte, 43 anni dopo la tragedia, la sogno ancora.
Dei 2229 tra passeggeri ed equipaggio, solo 745 si salvarono.
Dopo quella notte di terrore, alle prime luci, prima dell’arrivo del Carpathia che ci avrebbe raccolti storditi, completamente esausti, la nostra scialuppa ed alcune altre tornarono sulla scena della tragedia.
Le acque erano calme e desolate, e niente avrebbe potuto suggerire che il gigante del mare era stato inghiottito lì. Sole, di fronte a noi, due cattedrali di ghiaccio che si erano tinte di rosa sotto il primo sole ci offrirono uno spettacolo di rara bellezza.


Pagina 9


Quando fummo riuniti nella sala da pranzo del Carpathia, accaddero molte scene dolorose. Le giovani donne erano lì senza i loro mariti, le madri senza i loro figli; una giovane madre alla quale un’onda aveva strappato il suo bambino era impazzita, e scambiò per suo figlio un altro bambino che le era stato presentato.
Alcuni sopravvissuti hanno raccontato la storia dei terribili momenti durante i quali tutti i sentimenti umani si frapposero tra loro.
C’erano stati dei gesti sublimi, uno sconosciuto slacciò il suo giubbotto di salvataggio per darlo ad un’anziana signora che non era riuscita a trovare posto in alcuna scialuppa, e le disse “Prega per me”. Il miliardario Benjamin Guggenheim dopo aver aiutato a mettere in salvo donne e bambini si vestì, una rosa all’occhiello, per morire.
Un prete diceva le preghiere per i dispersi.


Pagina 10




Il Carpathia che era diretto a Genova virò indietro per riportarci a New York.
Non voglio parlare del nostro arrivo, dove assistetti ancora una volta a scene struggenti.


Dedicato a Madame Ausein, in memoria della sua cara madre con la quale ho vissuto questo tragico disastro nella notte tra il 14 e il 15 aprile del 1912.

Rose Amélie Icard 
Grenoble, 8 agosto 1955