martedì 18 novembre 2014

Il 2014 secondo Grossman a #BMC14: distacco, incertezza, speranza

Lettura "live" #BMC14.
Con un pizzico di fortuna sono riuscito ad assistere alla presentazione dell'ultimo libro di David Grossman nella serata inaugurale del Book Milano City 2014, maxi-evento con quasi mille iniziative letterarie sparse in tutta la città tenutosi dal 13 al 16 novembre.

La serata ha visto dapprima entrare in scena i libri “dal vivo”. Come? Semplice: lungo il breve percorso dal Castello Sforzesco fino al Teatro del Verme - luogo della presentazione di Grossman -  alcuni ragazzi e ragazze catturavano gruppetti di persone e leggevano ad alta voce pagine di rinomati libri. Io ho ascoltato alcuni passi de “Il barone rampante” di Italo Calvino (1957)! La foto qui accanto testimonia l’atmosfera da focolare ricreatasi in questi brevi momenti!

L’infinita fila per l'ingresso al teatro ha attestato un alto livello di interesse attorno alla letteratura, almeno verso quella degli autori affermati. L’attesa non è stata però vana e dopo l'ingresso ho potuto finalmente vedere Grossman sul palco a presentare la sua ultima fatica Applausi a scena vuota. Qui però mi soffermerò sugli spunti più belli dell'intervista, al di là degli elementi legati al nuovo libro.

Quanto più gli scrittori sono grandi, tanto più vedendoli di persona ci si accorge che sono persone semplici. Non fraintendetemi, non intendo semplici nel senso di banali, anzi, la testa pensante dietro quei libri è qualcosa di mostruoso! Però nonostante tutto è evidente come riescano a mantenere una grande semplicità nel relazionarsi col pubblico, assieme ad una grande capacità di raccontare e raccontarsi dal vivo, oltre che nelle storie su carta. E Grossman non è stato da meno, coinvolgendo tutti con aneddoti divertenti nonostante la sua non facile infanzia. Persino nella guerra. Come quando dice: “La nostra insegnante di matematica terrorizzava chiunque. Era rumena e ci chiamava “orientali”, e quando caddero le prime bombe dai palestinesi mentre eravamo a lezione, gridò: “ancora questi maleducati orientali che sbattono le porte!”. Oppure ancora: “Quando avevo tredici anni, in radio si sentivano i proclami del presidente d'Egitto Nasser che prometteva di gettarci in mare…allora li presi alla lettera e cominciai a prendere lezioni di nuoto!”. Insomma, conserva una grande ironia anche nella tragedia.

Tra i momenti più emozionanti, Grossman ha anche parlato di ciò che sono a suo avviso “gli occhi buoni”: sono quelli di una persona cara, quella che in ogni momento ci fa capire e ricordare cosa significa essere buoni, in un mondo troppe volte cinico e cattivo che tende a farceli perdere. Sono coloro che resistono.

L'autografo di Grossman sulla copia di "Qualcuno con cui correre."
Molto interessante è stata poi la domanda di estrema sintesi posta dall’intervistatore (Edoardo Vigna): “Se dovessi descrivere alla popolazione del 2114 com’era la società del 2014, quali parole sceglieresti?” Grossman ha detto: “Sceglierei distacco, perché nonostante i vari social network si finisce spesso per essere molto soli, incertezza, perché l’instabilità mondiale è qualcosa che possiamo vedere ogni giorno, infine speranza, perché sono ancora in molti a credere che le cose possano essere migliori”. Descrivere tutta una società in tre parole, neanche si fosse su Twitter! Eppure, Grossman ha saputo essere molto efficace anche in questo!

E per essere totalmente soddisfatto, dopo aver adorato Qualcuno con cui correre, non potevo non fare una corsa nella saletta allestita per gli autografi, arrivare fortunatamente tra i primi e riuscire ad avere la sua firma (foto in alto!). E così la copia di Qualcuno con cui correre, libro prezioso, ha avuto il premio prezioso che certamente meritava! : )