venerdì 21 novembre 2014

Ad esempio, ritorniamo nel 1995

Foto Flickr by dno1967b, licenza CC BY.
Ad esempio, ritorniamo nel 1995. Cosa resta di quel passato in cui non si può più tornare?
Il profumo di una campagna, pomeriggi su Italia1 ed MTV, leggere giorni interi, la vita senza internet, senza connessioni e senza un cellulare, con quel sottile senso di pericolo che c’era nel muoversi da soli – davvero da soli – ovunque.

Gli spazi infiniti all’orizzonte con un mondo che aspettavi ancora e sapeva di fragola e mistero.
L’ignoto. Gelati ormai caduti in disuso, biliardini, pensieri acerbi e noia. E gioia. Il tempo da sprecare e farlo senza sensi di colpa. 

Bambini nel 1995. Foto Wikimedia by Carlesmari, licenza CC BY-SA.
La musica che potevi ancora toccare in un nastro nel walkman. Una corsa sul bagnasciuga. Le feste paesane quando non erano sagre commerciali, fatte per il piacere di farle, con poco business. I giochi all’aria aperta e quelli da tavolo. Le partite di pallone con una strada e quattro pietre, “togliti che passa una macchina”. 


Il vento. Quello che porti dentro e continua a sospingerti come un riverbero da quel passato. Quel vento anch’esso parte della radiazione cosmica di fondo dell’universo.


Alcune canzoni hanno dentro un senso di indefinito, come una fotografia di un istante piacevole e insieme malinconico che sembra non finire mai. Ad esempio, è il caso di 1979 degli Smashing Pumpkins. Per loro è 1979, per me potrebbe essere il 1995: 19 anni fa che sembrano essere 100.

Grazie alla musica, quando riesce a riportare tutto questo in un lampo di tre minuti.


Ed ecco qui di seguito, per completezza, il testo di 1979 tradotto:

1979

Ritorniamo al 1979, i ragazzi veri non hanno mai il tempo,
vivono su un filo elettrico proprio sulla strada,
tu ed io ci dovremmo vedere,
un insetto d'estate che rimbalza come un ciottolo
contro i fanali che puntano verso l'alba.

Eravamo convinti che non avremmo mai visto finire tutto questo
e non me ne frega niente di togliermi questi jeans con la cerniera,
noi non immaginiamo proprio dove riposeranno le nostre ossa,
credo che diventeranno polvere,
dimenticate e staranno sotto la terra
un misto di vuoto e di noia

Loro non sono sicuri di quello che abbiamo dentro di noi
la città alla morfina che sta dormendo deve scendere a vedere
che non ce ne frega di quanto siamo svegli
e che sentiamo l'energia di questo posto dalle mille colpe
e dal cemento colato, compianti e sicuri
verso luci e città nascoste,
più veloci del suono,
più forte di quanto si pensasse di dover andare, più in basso del suono della speranza

Justine non ha mai capito come stanno le cose,
stava con i tipi strani e crudeli
non si dovevano cercare scuse, ti conosco così bene da non cadere nei tuoi inganni,
così che non ci importa di toglierci questi jeans con la cerniera
e non sappiamo proprio dove riposeranno le nostre ossa,
credo che diventeranno polvere
dimenticate e staranno sotto la terra

La strada si anima con l'insistenza del rumore
mentre come vedi non c'è nessuno in giro.