domenica 26 ottobre 2014

L’ombrello giallo – #Occupy Central #Hong Kong



I fatti attuali di Hong Kong sono un esempio di ciò che accade quando un governo oppressivo si scontra con la coscienza di un popolo già votato alla democrazia e alla libertà. Ho scritto il racconto che segue per esprimere solidarietà a Occupy Central e a Hong Kong.









 L’ombrello giallo – #Occupy Central #Hong Kong

 I cartelli e le insegne pubblicitarie sono ovunque. Non lo crederesti. Tra centinaia di altissimi palazzi e milioni di beni pronti per entrare nelle mani dei consumatori – segno di benessere economico, dicono – non crederesti che qui possa accadere quel che sta accadendo.

Foto Flickr by alcuin lai, licenza CC BY-SA.
Lyla è sempre stata brava a disegnare. Lei offre quel che può, vuole essere parte di ciò che succede. Ha dei gessetti colorati in mano, ma comincia da quello bianco. Quando la punta del gesso tocca l’asfalto ruvido, l’idea arriva fulminea e la mano si muove da sé. Si vede prima un braccio teso, il braccio regge un manico, il manico prosegue su un’asta e l’asta si rivela un ombrello. L’ombrello è leggermente piegato in avanti, come se fosse un’arma, o come uno strumento di difesa. Poi, con gesto lieve, ma deciso, cambia gessetto e inonda di giallo il telo dell’ombrello, sovrapponendolo al nero-asfalto, come a riempire un vuoto.

Foto Flickr by Chet Wong, licenza CC BY.
Accanto a lei, dal fondo di cielo grigio, Josh la guarda e sente d’improvviso paura. “A diciassette anni non si può esser seri”, chi è che lo diceva…ma certo, lo diceva Arthur Rimbaud, centoquarantaquattro anni prima, dall’altra parte del mondo. Lui – ben centoquarantaquattro anni prima – a diciassette anni aveva provato i caffè splendenti, ordinato limonate e birre. Loro, centoquarantaquattro anni dopo, no. Loro a diciassette anni devono essere seri. Josh pensa al rischio che stanno correndo, al fatto che potrebbero farle del male. A lei, che disegna per terra con i gessetti e ha l’animo più buono del mondo. Di se stesso gli importa molto meno, ma lei. Aveva provato a farla restare a casa, poco prima che tutto avesse inizio, ma non c’era stato verso. Però questo l’aveva riempito di orgoglio. Con lui aveva anche subito le prime cariche, con lui si era riparata sotto l’ombrello giallo dai lacrimogeni che incendiavano gli occhi. Ora teme che le forze del governo centrale possano riuscire a disperderli, che le possano fare del male fisico e che non riesca a far niente per impedirlo. Ma intanto, qui e ora, sono insieme e per le prossime due ore saranno al sicuro.

Foto Flickr by alcuin lai, licenza CC BY-SA.
La tenda a pochi passi da loro sembra essere tutto quanto possono sperare in quel momento, la sede stessa delle future speranze, tra migliaia di altre accampate a Mong Kok. Sa che dal continente sono considerati loro il cancro, tutte quelle tende oltraggiano il senso di benessere della popolazione. La gente però, che era stata indifferente fino a qualche giorno prima, ora si schiera con loro. Cominciano ad accorgersi di quanto siano fragili quei palazzi, di quanto non siano altro che lo specchio di qualcosa che non c’è. Non ci sono le limonate, non ci sono i caffè splendenti, non c’è la libertà.

Ricorda il primo negoziante che ha abbassato la saracinesca, non per timore di danneggiamenti. Ma l’ha visto venire verso di lui e dirgli:
“Da oggi sono accanto a voi”.
È incredibile come una semplice frase pronunciata da un estraneo possa dare forza.

Da quel momento Mong Kok si è svegliata e da poche centinaia che erano, ora può vedere attorno a sé un accampamento senza fine. Gli richiama alla mente le grandi distese di Sioux pronti alla guerra, visti in qualche vecchio western. Poco importa se quelle tende hanno impressi noti marchi e se attorno svettano palazzi al posto degli arbusti della steppa.

Lyla finisce il suo disegno: gli ombrelli gialli sono diventati tanti. Li proteggono, attaccano. Sono ormai il loro simbolo. Gli altri lasciano lo spazio necessario affinché l’opera resti visibile e lo circondano di biglietti con promesse, poesie, caricature, speranze.
Nel mentre, Lyla lo guarda e gli sorride.
“Ti piace?”
In un impeto che ribolle di gioia la stringe a sé.
“Nessuno avrebbe potuto far di meglio!”
Ed è assolutamente così. Il loro ombrello giallo li difenderà, difenderà tutti.

Josh cerca con gli occhi il professor Benny, alcune decine di metri più un là. Si guardano e senza dir niente si son detti tutto. Annusano l’aria. Tra poche ore la risposta del governo centrale dirà loro cosa dovranno fare. Sa che la risposta non sarà delle migliori. Sa che continueranno ad oltranza e dovranno resistere a tutto perché ogni libertà non ha prezzo, ma nella Storia lo ha sempre dovuto pagare. Ed Hong Kong avrà la sua libertà solo nel suffragio universale democraticamente eletto, non scegliendo tra manichini di democrazia inviati dalla Cina.

Sa che sono i primi a fare ciò che stanno facendo, sa che alla fine vinceranno, non importa se tra cinque giorni o tra cinquant’anni. Questo pensiero lo consola e adesso non ha più paura.


Fabio Mele 26/10/2014

Rilascio il racconto con licenza CC BY-ND 2.0 IT:
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Foto Flickr by alcuin lai, licenza CC BY-SA.