giovedì 24 settembre 2009

Dai Muse a Travaglio, contro il bavaglio.










Sono stato contentissimo di vedere un bel fuoriprogramma televisivo come quelli che non se ne vedevano da un po’. Un “colpo di testa” di quelli che fanno divertire!
Ai Muse, gruppo che mi piace molto, viene proposta un’apparizione a “Quelli che il calcio” per promuovere il nuovo singolo Uprising.
Ok, dicono loro, ma ci fate cantare dal vivo?
No, non se ne parla, risponde la produzione, sarà soltanto playback.
I Muse, nel pieno della loro megapromozione per il nuovo album, non rinunciano alla partecipazione, probabilmente nemmeno all’ingaggio. Ma perché avrebbero dovuto farlo? E’ un gruppo che “si è fatto da solo”, arrivato lì dove è dopo tanti anni di sacrifici iniziali. Ora che si è arrivati in alto, a costo di tutti quegli anni spesi per uscire dal sottobosco e a far emergere un nuovo stile, perché ora rifiutare? Piuttosto trovare un modo per manifestare il proprio dissenso!
Ed ecco allora l’idea: lì in trasmissione, Matthew Bellamy, il cantante, se ne va a fare lo scemo alla batteria, ed il batterista, Dominic Howard, va a far finta di cantare con la voce di Matt!
Si è detto già tanto di questo divertente siparietto in cui Simona Ventura ha intervistato il batterista scambiandolo per Matthew e né lei né gli altri della produzione ne hanno capito nulla (ora lei ha detto che “è stato tutto programmato per aiutarli a fare promozione e che lo sapeva già”, ma a dire il vero a me la sua faccia un po’ sconcertata mentre faceva l’intervista non mi sapeva tanto di farsa già decisa!!).
Troppa rilevanza è stata data all’abbaglio preso dalla Ventura e troppa poca al gesto compiuto dai Muse, perché se un gruppo musicale ha voglia di suonare, allora lo devi far suonare, imporre un playback perché così viene tutto perfetto in tv, non s’ha da fare!
Imporre, in televisione, non è solo un discorso musicale ma anche informativo.
Laddove qualcuno vuole cercare di esprimersi liberamente…zac…pronti con la museruola o con forme di ostruzionismo più o meno evidenti… è quello che è stato fatto alla trasmissione Anno Zero e, più che a Santoro, (stavolta) a Marco Travaglio: alla trasmissione è stata tolta la pubblicità in televisione (si è quindi cercata di diffonderla su internet via Facebook e YouTube, credo che internet sia uno dei pochi luoghi dove l’informazione è ancora davvero libera) ed in più con vari cavilli legali (per dichiarazioni forti su Schifani a “Che tempo che fa”) la Rai ha cercato di bloccare Travaglio dal prendere parte alla trasmissione…solo ieri si è saputo che, almeno alla prima di oggi, ci sarà. L’argomento scelto? Libertà di informazione! Testualmente trascritto: “C’è un pericolo per la libertà di espressione? Ci sono domande proibite? Ci sono giornalisti indesiderati e trasmissioni all'indice?”
Ecco, già il fatto che riuscirà comunque a prendere parte alla prima puntata, è un buon segno, ma a me suona come un qualcosa di elargito, come una concessione che gli è stata fatta per evitare forme di protesta più o meno diffuse, ed è ancora a rischio per le prossime puntate. Quanti giornalisti meno conosciuti di Travaglio subiscono lo stesso tipo di trattamento? Non dovrebbe essere così.
Nonostante ciò, Travaglio va avanti continuando a manifestare il proprio dissenso ovunque trovi cose che non vanno, a destra, a sinistra, in centro, su, giù… non con la musica stavolta, ma con il giornalismo.
Libertà di espressione il filo comune che li lega, dunque. Libertà da garantire. Sempre e in ogni campo, anche nelle piccole cose di ogni giorno. Muse e Travaglio mostrano la via. A noi continuare a seguirla.
*in basso, inseriti il video dello scherzo dei Muse e l'intervento di Marco Travaglio ad AnnoZero del 24/09/2009 ... se state con la musica in "on", stoppatela un attimo! :-P